(di Luciano Fioramonti)
Mezzo secolo di jazz, ne è passata di
musica sotto i ponti del Roma Festival tra improvvisazioni in
ogni forma, sperimentazione, ricerca e contaminazioni di generi
che hanno visto protagonisti giganti del palcoscenico, dal
divino Miles Davis a Sonny Rollins, Dizzy Gillespie, Sarah
Vaughan, Wayne Shorter, McCoy Tyner, Pat Metheny, Ray Charles,
Herbie Hancock, Chick Corea, e in tempi più recenti Esperanza
Spalding e Kamasi Washington. Oggi il traguardo dei 50 anni di
vita dell'appuntamento è l'occasione per riflettere sul segno
lasciato nella memoria della città e su quanto è cambiata la
musica. 'Rileggere Miles, ripensare il jazz' è, appunto, il tema
scelto dal direttore artistico Mario Ciampà su cui ruotano i 18
concerti in programma dal 1 al 24 novembre all'Auditorium Parco
della Musica, alla Casa del Jazz, all'Alcazar e in due 'fughe'
fuori Roma.
"Miles salì su questi palchi più volte, portando ogni volta
una musica diversa dalla precedente - osserva Ciampà -. L'ultimo
concerto, 23 luglio 1991 allo Stadio Olimpico, ventimila
persone, rimane tra gli eventi più memorabili di questa storia
comune". Ad inaugurare il cartellone è 'Kind of Lives' di Paolo
Fresu, "la voce della tromba europea che più di ogni altra ha
saputo portare l'eredità di Davis verso altri orizzonti".
La rilettura di Miles dedicandogli il Festival nel centenario
della nascita, e non la sua commemorazione, impegna artisti che
hanno condiviso la sua missione: Jason Miles, produttore e
arrangiatore di Tutu e degli album che segnarono la svolta
elettrica degli anni ottanta, che chiuderà la rassegna il 24
novembre; Gregory Hutchinson (il 18), Jeremy Pelt (il 21), Erik
Truffaz (il 17). Tra gli stanieri spiccano Kurt Elling insieme
agli Yellowjackets (il 4), Steve Coleman con i Five Elements (il
5) e il duo composto dal mandolinista Hamilton de Holanda e il
pluripremiato Gonzalo Rubalcaba (il 6), il quintetto polacco
Omasta (il 20). Folta la presenza di artisti italiani: da Rosa
Brunello (il 23) a Enzo Favata e Atlantico (il 16), Chiara
Civello e Clap! Clap! (il 23), Eiden Inverted Collective guidato
da Zoe Pia (il 7), le formazioni in trio di Eleonora Strino (il
13) e di Domenico Rizzuto (l'8); i giovani partenopei Nexus
Quartet (il 14) e la Casa del Jazz Orchestra diretta da Mario
Corvini con Javier Girotto special guest per l'omaggio a Sonny
Rollins all'Auditorium (il 19).
Concerti saranno dedicati al centenario di John Coltrane
nelle due date 'esterne' con la Priverno Jazz Orchestra
all'Abbazia di Fossanova (il 22) e con la Rieti Jazz Orchestra,
nella Chiesa di San Domenico (il 15).
Il Roma Jazz Festival ha proposto complessivamente oltre
mille concerti. Prodotto da Imf Foundation con Fondazione Musica
per Roma, è realizzato con il contributo del ministero della
Cultura e il sostegno della Regione Lazio. "Era il 1976, sul
Gianicolo, alla Quercia del Tasso, quando mosse i suoi primi
passi quasi in sordina. Oggi è uno degli appuntamenti più
longevi del panorama europeo. La storia del festival è, in
parte, la storia del jazz stesso", ha ricordando Ciampà, facendo
notare che quest'anno è mancato l'apporto del Comune di Roma.
Il cartellone è stato presentato nell'atmosfera di un jazz
club ricreato in una sala dell'Auditorium, con brevi interventi
live di Enzo Favata al sax soprano e del trombettista Domenico
Rizzuto. L'idea è piaciuta a Raffaele Ranucci, amministrato
delegato di Musica per Roma, che ha annunciato il proposito di
creare uno spazio del genere al Parco della Musica o alla Casa
del Jazz. "Il festival festeggia i 50 anni e i 25 qui
all'Auditorium. Il jazz è sempre più amato, è una nicchia che si
allarga e noi cercheremo di promuoverlo prossimamente anche con
il night club".
I giornalisti Luigi Onori, Marco Molendini, Paolo Biamonte e
Claudia Fayenz hanno raccontato episodi particolari della storia
del festival, dalla conferenza stampa nella suite dello Sheraton
nel 1982 di Miles Davis che citò Nino D'Angelo tra le sue
conoscenze della musica italiana, al concerto di Lionel Hampton
al Circo Massimo che non volle saperne di smettere di suonare
nemmeno quando gli fu tolta la corrente, alla 'rivelazione
abbagliante' di Michel Petrucciani alla Quercia del Tasso.
Ricordi e confronti con un mondo e un mercato ormai lontani,
riassunti in esempio lampante: "Dexter Gordon suonava nei club
per cento dollari a sera".
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