Sirene spiegate e pescherecci fermi in numerosi porti italiani per protestare contro il caro-gasolio e le politiche europee che riducono i giorni di pesca e moltiplicano gli obblighi a carico delle imprese. La mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie e con epicentro nell'Alto Adriatico, denuncia una crisi che mette a rischio la sostenibilità economica del settore. Confcooperative Agroalimentare e Pesca mappa per l'ANSA la situazione nelle marinerie di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Molise e chiede misure di emergenza già nel cdm di oggi.
A pesare è soprattutto il costo del carburante che, in alcuni casi, supera il 60% dei costi operativi.
Pescherecci fermi al porto di Ancona per protesta contro il caro gasolio. La mobilitazione è stata promossa dalle 43 marinerie italiane firmatarie del documento inviato lo scorso 22 settembre al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste con le richieste del comparto. Per i pescatori con l'attuale prezzo del gasolio uscire in mare "è diventato proibitivo" per questo chiedono risposte al Governo e alla Regione. Una protesta che si è allargata, spiega Apollinare Lazzari della cooperativa produttori di Ancona "ormai quasi tutte le marinerie italiane, ad eccezione di qualche barca, oggi sono ferme per il caro gasolio, quasi tutte hanno aderito al documento, anche gran parte delle imbarcazioni di Civitanova". Il costo del carburante per le imbarcazioni della marineria di Ancona, che acquista direttamente il gasolio in raffineria, si aggira attualmente "intorno a 1,15-1,20 euro al litro, ma la media italiana è superiore ed è intorno a 1,30 euro al litro". Un rincaro legato al conflitto nel Golfo. "Un anno fa il gasolio lo pagavamo circa 0,65 euro al litro, da allora è quasi raddoppiato. A queste condizioni non ce la facciamo" si sfoga l'armatore che cita il caso della sua attività: "Nella mia imbarcazione lavorano otto persone, - osserva - se va avanti questa situazione sarò costretto a licenziare due pescatori. Ancora non c'è la cassa integrazione e le persone rischiano di rimanere senza lavoro".
Sono tutti fermi oggi, ormeggiati in banchina al porto di Pescara, i pescherecci della locale marineria, per protesta contro il caro gasolio. E' in corso una riunione della categoria, alla quale è atteso l'assessore ad Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, vicepresidente della Giunta, per decidere come proseguire la mobilitazione, iniziata ieri nel vicino Molise. "La mobilitazione di oggi serve a dire che siamo pronti a passare da un fermo pacifico a scioperi più importanti" qualora non dovessero arrivare risposte dal governo, dichiara Doriano Camplone, presidente dell'Associazione Pesca Professionale "Mimmo Grosso" .
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