"Tutte le volte che ci sono delle

manifestazioni di questa intensità, di questa forza ci vedo la

nascita di una nuova forma di democrazia. Dal basso nasce, si

autoconvoca, si sceglie le sue parole d'ordine e si collega con

altre situazioni simili, crea una rete e dunque è un momento di

grande effervescenza in cui la gioventù comincia a riconoscere

se stessa. Sa di avere una forza che prima non aveva". Lo dice

all'ANSA Erri De Luca delle proteste giovanili che stanno

incendiando le piazze in Italia e in Europa, alla Festa del

Cinema di Roma con in anteprima il film tratto dal suo libro 'I

pesci non chiudono gli occhi' in cui la regista Audrey Gordon

riporta lo scrittore a Ischia negli anni Sessanta della sua

adolescenza dove c'è anche la presa di coscienza delle

ingiustizie sociali.

"Ci sono degli effetti collaterali. Le reazioni dei governi

sono quelle dei cani a cui pestano la coda. Ringhiano, mordono

l'aria, ma non hanno delle risposte, hanno delle reazioni alla

pestata di coda di queste manifestazioni. C'è una attività di

repressione che dovrà subire questa nuova leva di manifestanti,

la dovrà subire e superare" sottolinea De Luca. "Ci sono dei

nuovissimi adolescenti, che non sono ancora giovani, che si

autoconvocano da soli, che però hanno delle loro basi

assembleari di consultazione nelle scuole, nei licei, occupano

anche università, che scoprono di avere una forza d'urto, però

hanno una doppia fragilità: una è quella che devono reggere al

peso della repressione della polizia e della magistratura che

inevitabilmente li perseguiterà, ma devono anche difendersi

dalle infiltrazioni, perché quando guidi dei cortei ci sono

delle persone che si infilano solamente per saccheggiare a

casaccio, dove capita, e questi danneggiano gravemente le

ragioni di quella manifestazione. Ricordo - racconta De Luca -

che ai miei tempi, quando le facevamo noi le manifestazioni e

avevamo questo doppio problema: polizia, fascisti e magistratura

da una parte, e poi infiltrazioni, avevamo costituito dei

servizi di autodifesa che non avrebbero mai permesso a qualcuno

di infilarsi per fare una sua iniziativa. L'unico suggerimento

che posso dare è quello di organizzare dal basso dei cordoni di

protezione del corteo che non permettano che ci siano degli

infiltrati che da dentro la manifestazione poi schizzano fuori

per fare delle attività di danneggiamento, a cui non importa

niente delle ragioni, prendono il tram della manifestazione per

farsi i fatti loro".

Queste nuove generazioni sentono di non avere un futuro e

combattono le ingiustizie sociali? "Penso che sentano delle

ingiustizie, ma improvvisamente si accorgono che possono dare

una risposta, anche scalciare in maniera selvatica. Non penso

che si tratti del futuro, perché quando ero giovane io del

futuro non me ne importava niente. Un giovane di adesso, di

15-16 anni, non pensa affatto a quando ne avrà 40, pensa a stare

bene adesso. Il futuro gli arriverà addosso inevitabilmente, può

scegliere di fare qualcosa perché somigli a quello che vuole

oppure può stare alla finestra, aspettare che il futuro lo venga

a prendere sotto casa, tanto arriva. Ecco, questa generazione

sta facendo questa mossa che servirà al suo futuro, ma intanto

serve in questo momento a se stessa perché è una grande lezione

di democrazia dal basso. Noi chiamiamo impossibile tutto quello

che succede fino a un minuto prima che succeda, dopo diventa

quasi necessario" spiega ancora lo scrittore.

"Si accumula una carica esplosiva che però non trova sfogo,

ha delle piccole espettorazioni, piccoli effetti di superficie,

ma improvvisamente poi un piccolo pretesto la scatena. Per

esempio le notti alla Fiat degli anni '60 sono cominciate da un

reparto di verniciatura che si batteva per avere il latte,

perché le lavorazioni erano così tossiche che dovevano comprarsi

il latte da soli. Da qui la protesta esplose in tutta la

fabbrica, come se stessero aspettando proprio il fischio di

convocazione".

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