(di Francesca Pierleoni)

Dire sì "al film su Giulia è stata

una scelta molto difficile, però già con il libro avevo visto

che raccontare una storia ti ritorna. Forse a convincermi è

stata quella ragazza che in aereo mi ha detto 'grazie per quello

che fai, grazie alla storia di Giulia io sono riuscita a

rimanere in vita, ad essere viva". Lo dice Gino Cecchettin in

apertura della conferenza stampa alla Festa del cinema di Roma

che insieme a Alice nella città presenta in anteprima Se domani

non torno di Paola Randi, che ripercorre, dalla prospettiva

della famiglia della vittima, il femminicidio di Giulia

Cecchettin avvenuto nel 2023 ad opera dell'ex fidanzato, Filippo

Turetta, condannato all'ergastolo.

Il film, liberamente ispirato al libro 'Cara Giulia' di Gino

Cecchettin con Marco Franzoso, arriverà in sala il 5 novembre

con Notorious Pictures (anche produttrice). Protagonisti Filippo

Timi nel ruolo di Gino Cecchettin, Sabrina Martina in quello di

Giulia Cecchettin, Tecla Bossi per la sorella, Elena, e Tommaso

Allione per il fratello, Davide. Nel cast, fra gli altri, anche

Rossana Mortara, Lia Grieco, Denis Fasolo, Linda Caridi.

Il racconto ci porta a Vigonovo, piccolo paese della

provincia di Venezia e si concentra sui giorni della tragedia,

con la scomparsa della 22enne Giulia, ragazza solare e generosa,

a pochi giorni dalla laurea, l'11 novembre 2023 (inizialmente il

padre pensa sia stata rapita da Turetta, che nel film non viene

mai nominato per nome, né appare). La storia attraversa poi

tappe centrali come l'inizio del clamore mediatico, l'ansia e la

paura della famiglia, il ritrovamento del corpo di Giulia,

l'arresto di Turetta; la reazione di Elena, che davanti alle

telecamere richiama l'attenzione sul legame di questi crimini

con la cultura dello stupro e il patriarcato; la volontà di Gino

di agire in prima persona per evitare che tragedie simili si

ripetano (fonderà per questo la fondazione Giulia Cecchettin).

"Raccontare le storie, in qualche modo, significa raccontare

un dolore - osserva il padre di Giulia -. Qualcuno può vedere in

quel dolore un percorso di salvezza, e questo è in linea con

quello che vogliamo fare". Con la fondazione "vogliamo portare

quel messaggio in modo più capillare all'interno della nostra

comunità, della nostra nazione", aggiunge. Per Cecchettin "è

stato difficile, perché alcune cose spesso si vorrebbero

custodire nel privato. Però, se non raccontiamo il dolore,

purtroppo quel dolore lo riviviamo, cosa che poi è successa.

Nella vita di Giulia forse i ragazzi possono intravedere un po'

della loro esperienza e trovare il coraggio di compiere qualche

azione". La speranza è che gli spettatori del film "oltre a

conoscere la storia della nostra famiglia conoscano anche un po'

di se stessi e magari inizino a diventare un po' come noi,

quegli agenti di cambiamento di cui questa società ha tanto

bisogno".

Nel libro di Cecchettin "l'omicida non viene mai nominato -

spiega Paola Randi - e su questo punto, con la cosceneggiatrice

Lisa Nur Sultan, eravamo perfettamente in sintonia, perché

questo è un film che racconta la storia dell'assenza di Giulia e

il percorso che la sua famiglia ha fatto per riuscire a

trasformare un dolore privato così grande in impegno civile".

Poi "quando si individua un colpevole in qualche modo è come se

questo assolvesse tutti gli altri (nella società). Invece no -

aggiunge la regista -. Prima i femminicidi era come se fossero

compiuti solo da maniaci, cattivi, pazzi venuti da chissà dove.

Poi ci siamo resi conto che chi ammazza le donne sono molto

spesso quelli che le dovrebbero amare, i compagni, i mariti, le

persone che ci stanno intorno". Questa famiglia "ha fatto

appello alle coscienze di tutti. Dobbiamo essere consapevoli che

la società è fatta da noi, quindi anche il patriarcato lo è e

possiamo decostruirlo".

Secondo Filippo Timi, Gino Cecchettin è una persona che "di

fronte a ciò che accade, così ingiustificabile e imperdonabile,

reagisce con valore, con dolcezza, non copia nessun modello

violento. Che meraviglia poter interpretare un uomo così, per me

è una grande gioia e un privilegio". Per Sabrina Martina "era

fondamentale rappresentare Giulia nelle sue varie dimensioni di

persona, quelle che abbiamo tutti noi, non volevo chiuderla

nell'ultima parte della sua vita. Abbiamo fatto, secondo me, un

lavoro molto delicato, di cura e di rispetto per lei e per la

famiglia".

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