Fucili spianati contro naufraghi e soccorritori. Più di trenta persone costrette a lanciarsi fra le onde in piena notte, quando la visibilità è praticamente nulla ed è facile che il mare divori. Diventa sempre più pericoloso il Mediterraneo centrale: per chi lo attraversa e per chi continua a monitorare quel pezzo di mare sempre più svuotato di soccorsi.
A poche settimane dalle minacce ricevute via radio, Sea Watch per l’ennesima volta si è trovata nel mirino dei libici. Ieri notte, con la sua ammiraglia stava prestando soccorso a un barchino in vetroresina stracarico di persone, fra cui una donna incinta e undici ragazzini, messe in mare nonostante il meteo rischi di complicarsi nei prossimi giorni.
Le operazioni - raccontano da bordo – erano più o meno a metà: a tutti erano stati distribuiti i giubbotti di salvataggio, circa trenta persone erano state già trasbordate sulle lance di soccorso, quando improvvisamente un motoscafo senza insegne è arrivato a tutta velocità, provocando onde anomale che hanno fatto traballare non poco il barchino.
A bordo, sei uomini armati, alcuni con il volto coperto da un passamontagna, che hanno subito puntato le armi contro naufraghi e soccorritori. Non si sono qualificati, ma fra i soccorritori c’è la quasi assoluta certezza che si trattasse di libici.
“Non è più un caso o un evento isolato – spiega la portavoce di Sea Watch Italia, Giorgia Linardi - La prassi è che milizie libiche armate attacchino scientemente navi europee in acque internazionali. Ci aspetteremmo dagli Stati costieri e dagli Stati europei atti concreti contro queste azioni di pirateria, che mettono a rischio la vita delle persone migranti e dei cittadini europei che fanno parte degli equipaggi. E invece silenzio assoluto. Continuano a staccare assegni alla Libia come se niente fosse”.
Con le armi puntate, alle persone ancora in attesa di essere soccorse hanno ordinato “scendete”, indicando loro l’acqua. Terrorizzati uno dopo l’altro si sono lanciati in mare. I soccorritori hanno lanciato tra le onde gonfiabili, salvagenti, qualsiasi cosa utile per tenerli a galla, poi uno per volta hanno iniziato a tirarli a bordo. “Siete tutti? Manca qualcuno?”, le domande urlate che hanno riempito la notte sul Mediterraneo, mentre si scadagliava il mare alla ricerca di possibili dispersi. Alla fine, tutti sono stati portati in salvo. Negli stessi concitati momenti, sei miliziani hanno agganciato il barchino e lo hanno portato via a tutta velocità.
“Continuiamo a denunciare questi criminali che mettono a rischio la vita delle persone, eppure – sottolineano da Sea Watch - dall'Italia e dall'Europa non arrivano sanzioni e nemmeno proteste, ma fiumi di denaro per continuare questo stillicidio. Siete irresponsabili e complici”.
In Italia, ong come Sos Méditerranée, che un anno fa ha visto la sua Ocean Viking bersagliata per oltre venti minuti a colpi di fucile mitragliatore, Mediterranea, che ha denunciato le minacce subite dalle milizie, come gli spari che hanno raggiunto i team di soccorso mentre erano impegnati in un’operazione, la stessa Sea Watch, i cui team più volte sono stati presi di mira, hanno più volte presentato esposti, chiedendo alla magistratura di indagare quelli che, codice alla mano, sono veri e propri atti di pirateria. Ma al momento, che si sappia, nessuna inchiesta è mai riuscita a individuare i responsabili. Nel frattempo, in mare si continua a minacciare e sparare.
E chi per sopravvivere non ha altra opzione, continua a tentare la traversata. Poche ore dopo l’ennesima intimidazione, Sea Watch ha soccorso altre 36 persone, tra cui bambini e donne incinte. A bordo adesso ci sono 101 migranti. “I sopravvissuti e l’equipaggio – dicono da bordo – stanno ora facendo rotta verso Crotone, il porto designato dall’Italia, distante diversi giorni di navigazione”.
