(dell'inviata Francesca Pierleoni)
"Il lavoro più bello, più
difficile, non pagato è quello di padre". Lo dice Valerio
Mastandrea che dà volto al papà di Luca Varani in La Città dei
Vivi, il film di Edoardo Gabbriellini, presentato alla Mostra
del Cinema di Venezia in concorso ad Orizzonti, liberamente
tratto dall'omonimo romanzo di Nicola Lagioia, che ripercorre
uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni,
puntando però l'attenzione sulla vita del giovane 23enne
(interpretato da Emanuele Maria Di Stefano), prima che
diventasse vittima di un delitto atroce.
"Non mi chiamano spesso per film da fatti reali e ne sono
anche contento - spiega l'attore che è anche tra gli interpreti
di Nessun Dolore, il nuovo film di Gianni Amelio, presentato al
Lido fuori concorso e tra le 'presenze' nella serie mockumentary
Peccato - perché l'approccio che ho come attore non è mai quello
di imitare o comunque di farmi condizionare. Io cerco i
personaggi sui copioni, anche di storie che conosco come questa,
perché mi sembra un modo ideale per non speculare sulla realtà,
soprattutto quando è così atroce". Per lui La Città dei Vivi
"accende le luci in stanze dentro le quali l'informazione non
era entrata".
Rispetto alle riflessioni da genitore, indotte dalla storia,
sulle strade sbagliate che un figlio può prendere, Mastandrea
spiega di credere "nei padri difettosi, forse perché ne ho avuto
uno, forse perché lo sono pure io. Non credo nell'attenzionare i
propri figli, ma nell'osservarli e ascoltarli, nello stare in
ascolto anche dei silenzi e delle solitudini che a quell'età ci
sono. Si ha proprio la sensazione di avere il vuoto davanti,
certe volte, a quell'età. Io però ho avuto una madre che
lavorava tutto il giorno, ma che ci è sempre stata nel momento
in cui ho trovato il coraggio di bussare per raccontare delle
cose di me. Questi sono i miei modelli (da genitore): cresco,
capisco. imparo... non è che c'è un vademecum".
Sulle strade che i figli possono prendere "mi faccio domande
a prescindere dal film, che comunque su questi temi ti
distrugge, per tanti ragioni".
La Città dei Vivi si è nutrito anche del legame artistico e
dell'amicizia tra Gabbriellini (che l'aveva già diretto in
Padroni di Casa) e Mastandrea: "Abbiamo in comune una cosa,
ringraziando Dio una sola - scherza -. Siamo stati buttati
dentro questo mestiere presi un po' nella foresta... abbiamo
insistito un po' fino a capire che era il lavoro che ci piaceva
fare e abbiamo sviluppato la consapevolezza di ciò che amiamo e
che non amiamo. Non siamo stati due che hanno eseguito gli
ordini di questo mestiere, abbiamo fatto scelte di un certo
tipo, lui ne ha fatte anche di più radicali delle mie. È come se
fossimo cresciuti insieme, parlando del cinema che ci piace
nella stessa casa. Da quel punto di vista siamo un po' come
fratelli di latte".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA