(di Francesco Gallo)
I pugni di Rocky Balboa sono niente
rispetto all'ostinazione del vero Sylvester Stallone quando,
nonostante la povertà e il fatto di essere del tutto
sconosciuto, disse più volte di no alle crescenti offerte dei
produttori che volevano mettere in scena la sua sceneggiatura di
Rocky, ma non lo volevano come attore protagonista. E i loro
motivi, va detto, erano davvero forti: intanto era un attore
sconosciuto, rifiutato a tutti i provini e anche con una lieve
paresi del lato sinistro del volto, un occhio calato e, infine,
un modo di parlare improponibile. Un uomo poi, Sylvester
Stallone, che aveva fatto qualche particina, soft porno e il
bigliettaio in un cinema e anche senza nessuna esperienza di
pugilato. Insomma in 'Rocky sono io' di Peter Farrelly, che
passa alla Festa di Roma a Grand Public e andrà in sala dal 31
dicembre con Eagle Pictures, arriva la vera storia di Stallone
che è ancora più cinematografica di quella di Rocky. Ad
interpretarlo c'è Anthony Ippolito (Al Pacino nella miniserie
'The Offer') che, tra l'altro, riceverà stasera a Roma il Premio
Progressive alla Carriera.
Nel film anche il difficile rapporto dell'attore con il padre
Frank (Matt Dillon), quello con Sasha Czack (Anna Sophia Robb),
che diventa sua moglie, e poi anche la presenza di Butkus, il
suo fedele cane mastino con cui Sylvester condivide una notte da
senzatetto. Tra le scene cult del film, i pugni contro i quarti
di carne per allenarsi, la corsa sulla scalinata di Philadelphia
e anche la nascita del personaggio di Rocky: nel 1975 Stallone
assiste a un incontro di pugilato tra Muhammad Ali e lo
sfavorito Chuck Wepner che però riesce a resistere contro il
campione molto più a lungo di quanto tutti si aspettassero.
Stallone rimane colpito da quell'uomo che continua a combattere
anche quando sembra impossibile vincere. Nasce così l'idea di
Rocky Balboa.
"Non faccio mai un film pensando al messaggio. Cerco solo di
far divertire la gente, di piacere, ma se si vuole proprio
trovare un messaggio è quello anti soldi: le cose si possono
fare se lo si vuole davvero. Adesso tutti vogliono essere
miliardari come Elon Musk. Per stare meglio basta solo la
speranza, crederci" dice il regista.
A chi lo accusa poi di aver realizzato una copia di Stallone,
replica: "Non volevo certo fare una caricatura, molti lo hanno
imitato, noi volevamo solo catturarne l'essenza, volevamo che
si vedesse Stallone in carne e ossa".
"Stallone è un mio eroe - dice Ippolito -. Si è mostrato
entusiasta del film e anche gentile e generoso ad incontrarmi un
mese prima di iniziare le riprese. Abbiamo avuto una discussione
interessantissima, mi ha detto com'era stato il suo rapporto con
i produttori, come si era sentito nei suoi periodi peggiori e
come aveva lottato per uscirne".
Ma che alla fine questo 'Rocky sono io' sia molto simile,
anche nella lavorazione, al film originale da tre Oscar che
racconta, diventa chiaro a Peter Farrelly che a un certo punto
dice: "È vero, questo film rispecchia la creazione di Rocky per
molti aspetti. Non avevamo un grande budget proprio come loro:
'Rocky' poi fu girato in ventotto giorni, mentre noi abbiamo
fatto ancora meglio, ventiquattro giorni. Abbiamo avuto lo
svantaggio di dover farlo sembrare ambientato negli anni
Settanta. Insomma ci sono stati tantissimi aspetti simili tra i
due set".
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