Era uno dei titoli più attesi alla 83/a Mostra Internazionale de cinema di Venezia ed è stato all'altezza delle aspettative Naza, il documentario dei premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor sulla guerra in Palestina che entra nella corsa per il Leone d'oro. Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela con interviste a 24 funzionari e soldati dell'intelligence israeliana, i dettagli dei sistemi alla base dell'uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza.

Il film è stato accolto alla proiezione ufficiale da 25 minuti di applausi, un record in questa edizione del festival. In conferenza stampa Abraham spiega che "ci sono tante differenze tra l'Olocausto e quello che succede a Gaza, ma una cosa coerente in questi casi è la questione della responsabilità e della giustizia che è fondamentale per poter andare avanti".

Quello che è certo "è che gli schemi di deumanizzazione sono simili", aggiunge citando Primo Levi. Comunque secondo il regista "il muro della negazione in Israele è molto spesso e resistente per penetrarlo e attraversarlo. Il tema della strage di palestinesi, di cui parliamo nel film, non è proprio sul tavolo per quanto riguarda le imminenti elezioni in Israele".

E' invece una scomoda lente di ingrandimento su relazioni e comportamenti del passato, Un Peu Avant Minuit' di Nicolas Pariser, su un intellettuale cinquantenne (Melvin Poupaud) che si guarda indietro attraverso gli amori, il ritrovare i suoi colleghi scrittori e giornalisti e scoprendo una sorella mai conosciuta, Giulia (Chiara Mastroianni). "Mi chiedevo se fosse ancora possibile concepire una storia d'amore 'innocente' nell'epoca del #MeToo - spiega il regista - ora che siamo entrati in una fase di demistificazione del desiderio e delle fasi iniziali dell'incontro amoroso". Al debutto, fuori concorso, Mario Martone con Scherzetto, adattamento del romanzo omonimo (Einaudi) di Domenico Starnone.

Al centro della storia i quattro giorni che passano insieme Daniele, illustratore settantenne (Toni Servillo) reduce da un momento di fragilità, e il brillante e inarrestabile nipote di cinque anni. Mario (Lorenzo Perrotta). Del libro "mi ha colpito il carattere prismatico del libro che mi permetteva di fare un film con tante facce: ha una parte comica, una drammatica, una inquietante, una da ghost story - ha spiegato Martone - E' una riflessione sul tempo che passa e su una vita piena di ripensamenti, ed è anche un film sull'arte". Fuori concorso è arrivata anche l'unica serie selezionata in quest'edizione, Peccato di Valerio Vestoso (poi dal 2 ottobre su Hbo Max), mockumentary comedy in in sei episodi con mattatrice Emanuela Fanelli (anche coautrice), in una versione 'alternativa di se stessa. "Mi metto in scena, per raccontare un fallimento puro, senza appelli - spiega -. Volevo che attraverso la donna della storia, il pubblico si divertisse ma provasse anche tenerezza verso di lei". Poi sicuramente "è stato anche un modo per mettere le mani avanti - aggiunge sorridendo -. Abbiamo raccontato come possa andare tutto male, in questo mondo, sia per esorcizzarlo, ma anche, nell'ipotesi capitasse pure a me, per fare pensare che l'avessi previsto" scherza. Insieme a lei, nella serie decine di protagonisti del cinema italiano, tra i quali Sabrina Ferilli, Ferzan Ozpetek, Paola Cortellesi (in una versione Presidente della Repubblica), Alessandro Borghi, Malcolm Pagani, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Francesca Archibugi, Riccardo Milani, Paolo Virzì.

Infine è spuntato sul red carpet anche Rosario FIorello per il debutto fuori gara di Be Brave, il ritratto del fondatore di Diesel Renzo Rosso, diretto da Francesco Carrozzini e realizzato interamente utilizzando l'intelligenza artificiale come strumento di racconto. "Un uso dell'Ia sperimentale - hanno spiegato i realizzatori - per testarne le possibilità, ma senza dimenticare i rischi che comporta".

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