(di Mauretta Capuano)

Si aprirà con uno speciale omaggio di

Daniel Pennac a Stefano Benni, a un anno esatto dalla morte

dello scrittore, avvenuta il 9 settembre 2025, il

Festivaletteratura di Mantova 2026 che in questa edizione

festeggia 30 anni con 368 eventi e 344 ospiti da tutto il

mondo. Tra i più attesi Ece Telmekuran, Nathacha Appanah, Irvine

Welsh, Amitav Ghosh, Hervé Tullet, Tim Berners-Lee, Natasha

Brown, Mathias Énard e Gisele Pelicot in dialogo con Gino

Cecchettin.

L'autore della saga dei Malaussène, grandissimo amico di

Benni - il Lupo, come veniva chiamato lo scrittore - sarà in

scena il 9 settembre con Gigio Alberti, Pako Ioffredo e Ingrid

Sanson, per ricordarlo con un reading teatrale speciale 'Un lupo

in paradiso. Benvenuti a Stranalandia', alle 21.30 nella

Tensostruttura Centrale, in Piazza Castello a Mantova. L'atteso

spettacolo, prodotto da Elastica (in collaborazione con

CompagnieMia), pensato appositamente per il Festival, è tratto

dal libro Stranalandia (Feltrinelli), con parole di Benni e

disegni di Pirro Cuniberti, con testi originali di Daniel

Pennac, la regia di Clara Bauer e Ximo Solano, le musiche di

Alice Loup, da un'idea di Francesca Parisini e Brunella

Torresin.

Brani scelti dell'opera di Benni e Cuniberti, in cui testo e

disegno sono elementi di un unico dispositivo scenico, si

mischiano alla narrazione originale e poetica di Pennac di cui è

atteso a novembre il nuovo libro 'Mallet o il romanzo degli

sguardi' (Feltrinelli) che parla di arte. "Sulla scena convivono

tre elementi — il testo, il disegno e il corpo umano — che si

osservano, si modificano e si verificano reciprocamente"

spiegano le note di regia e anche il pubblico è invitato a

entrare per qualche minuto nel processo stesso di invenzione di

Stranalandia. Il libro parla di una tempesta spaventosa di più

di cento anni fa durante la quale una spedizione scientifica si

inabissa tra le onde di Capo Horn. I famosi professori Achilles

Kunbertus e Stephen Lupus scampano al naufragio e fanno ritorno

al mondo civile soltanto dopo tre anni. "C'è un luogo che non

compare sulle mappe. Non ha confini, ma ha una porta. E sulla

porta c'è scritto: Stranalandia. Studio di consulenza

psicologica per animali smarriti. Dentro, su una poltrona un po'

consumata, siede un lupo. Non ulula. Ascolta. È un lupo che non

divora nessuno. Al massimo divora le parole quando diventano

troppo serie. Le mastica, le incrina, le restituisce

trasformate. Quel lupo è Stefano Benni". Così Pennac aveva

ricordato lo scrittore alla sua morte.

Tante le star già nel giorno d'inaugurazione del festival che

vedrà protagonisti Geoff Dyer, l'autore di 'Natura morta con

custodia di sax', che torna a Mantova dopo 26 anni con 'Compiti

a casa' (Il Saggiatore) e David Szalay con 'Nella carne'

(Adelphi), primo autore canadese a vincere nel 2025 il Booker

Prize, in dialogo con Sandro Veronesi. Grande attesa anche per

l'arrivo di Siri Hustvedt, la scrittrice, moglie di Paul Auster

che in 'Storie di fantasmi' (Einaudi) percorre tra pagine di

diario, e-mail da 'Città del Cancro' e ricordi un viaggio nella

memoria con una sorpresa finale, le lettere di Auster

indirizzate al nipotino. Louisa Young, scrittrice inglese e

nipote di Elizabeth Jane Howard, riprende il lavoro della zia in

un seguito in tre volumi dell'amatissima saga familiare dei

Cazalet con 'Leore d'oro' (Fazi) con cui sarà al Festival.

Mentre Douglas Stuart porta al Festival 'John figlio di John'

(Mondadori), un romanzo sul dovere e la pazienza.

Per la prima volta al Festival Caitríona Lally con 'Gusci

d'uova' (Safara Editore), vincitore del Rooney Prize for Irish

Literature, un'eccentrica fiaba sulla Dublino contemporanea con

protagonista la creatura magica Vivian. L'autrice irlandese è

impegnata nell'adattamento cinematografico. Torna Irvine Welsh

che sarà a Mantova con 'Men in love. Il ritorno di

Trainspotting' (Guanda) ma anche in veste di dj che farà ballare

sulle sue note scelte sabato sera, 12 settembre.

Nell'edizione dei trent'anni forte il richiamo al ritorno

degli anni Novanta, la stagione culturale in cui il Festival è

nato, con tra gli altri anche Giovanni Lindo Ferretti, a

trent'anni da Linea Gotica dei Csi, con Michele Rossi e Davide

Ferrario e poi Valerio Mattioli e Wu Ming 1 che ripercorrono la

storia dei centri sociali come laboratori di nuovi linguaggi,

dal rap al cyberpunk. A chiudere l'edizione del trentennale sarà

Emmanuel Carrère con il suo Kolchoz (Adelphi) in cui racconta

la vita e gli ultimi giorni di sua madre, Hélène Carrère

d'Encausse, storica della Russia e segretaria perpetua

dell'Académie Française.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA