(di Francesco Gallo)
In quelle zone ad alto rischio che
sono le feste comandate, dove incontrarsi, tra parenti, è
d'obbligo e la tragedia è sempre dietro l'angolo, è ambientato
'Il fuoco che ti porti dentro' di Edoardo De Angelis, una sorta
di Carnage in ragù napoletano o anche di 'Natale in Casa
Cupiello' 3.0 che passa oggi in concorso alla Mostra del Cinema
di Venezia. Il tutto sullo sfondo di in un benestante
appartamento milanese.
In questo spazio chiuso, teatrale, ai fornelli, alle prese
con fritture e parmigiana di melanzane, troviamo la protagonista
assoluta di questa storia ovvero una donna eccessiva come Angela
(Vanessa Scalera) che ha raggiunto a Milano dalla sua Napoli il
figlio Antonio (Lino Musella), editor di successo molto
politicamente corretto. Ora Angela è davvero una donna capace di
tutto e a cui nessuno resiste, tranne forse un cappone che non
vuole essere mangiato e si aggira per la cucina. A questo si
aggiungano, in una questa casa piena di famiglia in attesa della
cena, una figlia che non si sa se arriverà, un nipote ballerino
omosessuale non molto accettato dalla nonna che lo chiama
'ricchione' e un 'illustre ospite' inatteso che si rivelerà uno
scrittore di successo (Tommaso Ragno, RPT Tommaso Ragno).
Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Franchini,
parte da una storia autobiografica: Angela era realmente la
madre dello scrittore e il libro il tentativo di un figlio di
capire una donna amatissima e quasi insopportabile.
"Quando ho saputo di questo ruolo - dice al Lido
un'entusiasta Vanessa Scalera, cara al grande pubblico tv per il
ruolo di 'Imma Tataranni sostituto procuratore' - mi sono
sentita come Maradona che gioca in Inghilterra e fa quel gol.
Sì! Quello segnato di mano".
Un limite che il film sia in dialetto napoletano? "Ieri ho
incontrato una collega coreana che mi ha detto che Elena le ha
ricordato sua nonna - dice De Angelis - . Questo mi ha fatto
capire che effettivamente non è una vicenda napoletana. Il
napoletano, poi, è diventato negli ultimi anni una sorta di
lingua del cinema perché arriva direttamente a determinati
sentimenti, soprattutto quelli più legati ad una dimensione
primordiale e poi più sei identitario più sei universale".
"E poi, si sa - fa notare De Angelis, già regista di
Indivisibili - a Natale la gente litiga e le cose si rompono
definitivamente, a volte solo fino alla prossima festa di
Natale. Come si possa ricomporre il rapporto tra questa madre
folle e figlio io non lo so. Quello che so è che alla fine il
cappone prova, nonostante tutto, a spiccare il volo".
Angela non è altri che la madre reale di Antonio Franchini -
autore del romanzo omonimo - che racconta in conferenza stampa
come il libro sia nato quando ha capito che quella madre con la
quale aveva "litigato per tutta la vita … era un personaggio".
La scrittura gli aveva però permesso di separare, di prendere
distanza da una figura così ingombrante: "Quando ho scritto il
libro, non la vedevo più come un personaggio autonomo, ero molto
distaccato da lei come mia madre". Ma la magia del cinema fa il
suo miracolo. Davanti alle immagini del film quel distacco "è
crollato" soprattutto per il corpo di Vanessa Scalera identico,
grazie al trucco, "a quello di mia madre negli ultimi anni della
sua vita. L'ho come rivista davvero" conclude lo scrittore e si
commuove.
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