"Se ritorno nel mio villaggio la

mia famiglia mi uccide". A denunciarlo è una giovane 29enne di

origini pachistane, che vive a Trieste con un permesso di

soggiorno per motivi di studio: un dottorato in un centro di

ricerca.

Ayesha, nome di fantasia, racconta in un'intervista ai

quotidiani del Gruppo Nem, che gli zii materni le hanno

combinato un matrimonio con un parente che vedrebbe per la prima

volta il giorno delle nozze. Un rifiuto le potrebbe costare la

vita.

In passato, riferisce, "ho subìto violenza fisica, abuso

mentale ed emotivo. Sono riuscita a studiare grazie al sostegno

di un professore e così sono venuta in Italia". In Pakistan "c'è

il sistema delle caste e le unioni avvengono in ambito delle

reti parentali e dei clan. Ciò non deriva dall'Islam ma da una

forte tradizione sociale. I miei zii hanno detto che se mi

rifiuto mi uccidono. Io sono venuta a Trieste per studiare con

il permesso della mamma e per questa ragione le hanno stretto le

mani al collo".

E aggiunge: "Un'amica di una ragazza che conosco si è opposta

al matrimonio perché amava un altro uomo... le hanno tagliato la

gola". A Trieste Ayesha si sente al sicuro perchè, afferma, "mi

fido delle leggi italiane. Tuttavia credo che chiederò asilo

politico per essere protetta". "Mi è stata proposta la

possibilità di un dottorato in Canada o negli Usa. Sto

valutando. Nel mio futuro mi piacerebbe sposarmi e avere dei

figli. Ma ora - conclude - sono concentrata sullo studio e sto

seguendo un percorso psicologico per affrontare i traumi

subiti".

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