"Di fronte a dati di realtà così drammatici, la manovra di bilancio, di cui è stato finalmente pubblicato il testo ufficiale, sembra scritta dal governo di un altro Paese, per non dire di un altro pianeta", commenta la Cgil, ricordando dati come il livello di inflazione, la pressione fiscale, la perdita di potere di acquisto dei salari, pil e produzione industriale in frenata, l'emergenza costi dell'energia.

E sottolinea: "Qui siamo al di là delle peggiori aspettative: si accelerano declino del Paese e impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini, anziché porvi rimedio". E' "un futuro a cui non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci", indica ancora il sindacato ricordando lo sciopero generale indetto per il 20 novembre.

La Cgil commenta la manovra richiamando "l’inflazione al 5,4% a ottobre, con quella acquisita per l’anno in corso che sale al 3,4%; un drenaggio fiscale che, dopo gli oltre 30 miliardi del quadriennio 2022 – 2025, salirà di almeno 4,5 miliardi nel 2026; salari reali in caduta libera; crescita zero nel terzo trimestre con l’ennesima frenata della produzione industriale; il prezzo del gas che sfonda quota 100 euro e che avrà ricadute pesantissime sulle bollette di famiglie e imprese; lavoratori, pensionati, giovani, donne che vedono come un miraggio la possibilità di arrivare a fine mese e che vengono privati di diritti sociali fondamentali a causa di un welfare reso sempre meno pubblico e meno universalistico". E sottolinea: "Questa è la condizione materiale in cui versa l’Italia".

"Di fronte a dati di realtà così drammatici, la manovra di bilancio, di cui è stato finalmente pubblicato il testo ufficiale, sembra scritta dal governo di un altro paese, per non dire di un altro pianeta". E spiega: "Nessun sostegno al 92% di chi vive di salario o di pensione, briciole alla fascia di reddito che va dai 50.000 ai 55.000 euro (tra i 100 e i 500 euro di riduzione dell’Irpef solo per un anno), mentre si estende strutturalmente la flat tax ai professionisti benestanti fino a 100.000 euro. Tagli tra il 15 e il 68% alla rivalutazione degli assegni previdenziali e conferma dell’aumento dell’età pensionabile, che comincia nel gennaio 2027 per arrivare nel 2029 al requisito di 67 anni e 6 mesi di età o 43 anni e 4 mesi di contributi. Appena 2,4 miliardi per la sanità, che andranno in gran parte al privato accreditato e alle case farmaceutiche (alla sanità privata finiranno anche 1,6 miliardi attraverso i bonus agli over 75), una cifra che non copre neanche lontanamente l’inflazione e men che meno le assunzioni necessarie a garantire l’assistenza territoriale e la messa a regime degli investimenti realizzati con il Pnrr. In definitiva, prosegue il definanziamento della sanità pubblica, con il fabbisogno sanitario nazionale che sprofonderà dal già risicato 6,14% del Pil di quest’anno al 5,83% del 2029: valori assolutamente insufficienti a garantire il diritto alla salute delle persone Ancora tagli per l’Istruzione pubblica (- 4.925 docenti e - 2.049 ATA a decorrere dal prossimo anno scolastico), mentre si confermano i sostegni alle scuole paritarie.

Nessuna strategia per colmare il vuoto di investimenti post Pnrr e, secondo lo stesso Mef, un contributo alla crescita dei prossimi tre anni pressoché nullo".

Per la Cgil "è il contrario di quello che serve: si aiuta chi sta bene, si abbandona a sé stesso chi sta male. Non si fa niente per affrontare l’emergenza economica e sociale in corso. E si indebita il Paese per aumentare, nel prossimo biennio, di 14,4 miliardi le spese militari: il più rilevante incremento di investimenti in armi in tempo di pace".

"Eravamo stati facili profeti nel dedurre, dal Dpfp 2026 e dal Dpb 2027, quali sarebbero stati i contenuti della manovra di bilancio, decisa peraltro senza alcun confronto con le parti sociali. Ma qui - sottolinea aancora la Cgil - siamo al di là delle peggiori aspettative: si accelerano declino del Paese e impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini, anziché porvi rimedio. È un futuro a cui non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci e che, con la partecipazione e la mobilitazione di lavoratori, pensionati, giovani generazioni, a partire dallo sciopero generale del 20 novembre, abbiamo tutta l’intenzione di cambiare radicalmente".

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