(di Francesco Gallo)

Passano in concorso oggi a Venezia

ben due film sul disagio, quello giovanile raccontato in '15/18

A Place To Heal' di Cedric Kahn su un medico che cura

adolescenti in un reparto neuropsichiatrico dedicato ai ragazzi

dai 15 ai 18 anni, e un altro molto più crudo a firma di Shinya

Tsukamoto, 'Mr. Nelson, Did You Kill People?' con protagonista

un veterano del Vietnam che per tutta la vita cerca di

recuperare gradualmente il proprio rapporto con la realtà

dedicandosi a predicare ai giovani contro la guerra.

In 'A Place To Heal' di Cedric Kahn ci troviamo in un reparto

neuropsichiatrico per adolescenti dove pulsione di morte e

vitalità giovanile coesistono con sorprendente vitalità. Qui c'è

davvero di tutto: ragazzi che vivono nel corpo sbagliato, altri

che hanno solo dei genitori sbagliati. C'è chi pensa di essere

in contatto con gli Egizi, chi si sente troppo grasso, chi ha

appena pugnalato un infermiere in uno scatto di rabbia e chi,

infine, come capita ad Hannibal, è in una stanza protetta dove

urla tutto il giorno. Minimo comune denominatore, l'evidente

carenza di affetto di cui soffrono tutti questi ragazzi. Il più

delle volte da parte delle loro stesse famiglie che spesso non

desiderano neppure la loro guarigione per non vederli tornare a

casa.

"Nei miei film ho sempre esplorato le crisi, la manipolazione

e il condizionamento, soprattutto l'influenza genitoriale;

rivolgermi alla psichiatria mi è sembrata una naturale

continuazione di questo percorso - dice il regista francese -.

Inizialmente, avevo pensato di ambientare la storia nella

psichiatria per adulti, ma ho trovato quell'ambiente

estremamente duro. Ho quindi scelto di spostare la mia

attenzione sulla neuropsichiatria adolescenziale, perché per

trasmettere le pulsioni di morte e le tragedie legate alle

patologie psichiatriche, sentivo il bisogno di una forza vitale

contrapposta - una forza molto più intensa negli adolescenti".

E ancora Kahn: "Tra gli adolescenti c'è una vitalità

travolgente, una rete di relazioni in continua evoluzione. In

quello spazio si trovano sullo stesso piano, al riparo da

sguardi indiscreti e dalla durezza del mondo esterno, creando un

profondo senso di legame e affetto. Ovunque emerga qualcosa che

evoca la morte, la vita sembra opporre una resistenza ancora più

forte. Questo vale per i giovani pazienti, ma anche per il

personale medico. Il reparto non è semplicemente un luogo di

reclusione; è anche uno spazio collettivo di convivenza e lavoro

condivisi. E c'è un paradosso - aggiunge - che mi ha

profondamente colpito: questi adolescenti pensano costantemente

ad andarsene, eppure, quando arriva il giorno delle dimissioni,

spesso non vogliono più farlo".

'Mr. Nelson, Did You Kill People?' è invece un dramma di

guerra tratto dalla storia vera, raccontata nell'omonimo libro

autobiografico, del veterano afroamericano Allen Nelson (Rodney

Hicks). Un uomo, cresciuto nella povertà e nella discriminazione

a New York, che si arruola, per vivere, nei Marines a

diciott'anni. Dopo l'addestramento a Okinawa, nel 1966 viene

mandato in Vietnam, dove passa alla guerra vera in cui si muore

davvero. Tornato negli Stati Uniti, soffre di un grave trauma

post-bellico. Perde progressivamente famiglia, lavoro e casa,

finché l'incontro con lo psicoterapeuta Dr. Daniels (Geoffrey

Rush) gli offre una possibilità di affrontare ciò che ha

vissuto, liberandosene con il racconto.

Nel film il resocontro della guerra è davvero urticante,

rumoroso e sanguinolento in puro stile Tsukamoto, produttore

cinematografico e scenografo capofila del cinema cyberpunk

nipponico. Il film può essere anche visto come il completamento

di un trittico sulla guerra, dopo 'Fires on the Plain' (2014) e

'Shadow of Fire' (2023).

Infine una curiosità: Tsukamoto ha lavorato al progetto per

sette anni e ha definito il libro di Nelson - che raccontò

davanti al pubblico la propria esperienza circa 1.200 volte nel

solo Giappone - come l'opera di non-fiction più terrificante che

avesse mai incontrato.

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