(di Paolo Petroni)

Viviamo in un mondo in cui è

diventato spesso molto difficile distinguere la verità dalla

menzogna, in cui l'Ai è un grande aiuto ma anche una grande

mistificazione un pericolo, in cui tornano ferocie, e stermini

di cui si era detto 'mai più', in cui l'altro invece di una

ricchezza è additato come un pericolo, in cui le guerre si

moltiplicano e allungano con conseguenze che gettano il mondo

nel caos. Proprio caos è allora, non a caso, il tema attorno al

quale si svilupperà il 26/o Festivalfilosofia di Modena, Carpi e

Sassuolo il 18, 19 e 20 settembre con al centro 58 tra lezioni

magistrali e dibattiti.

Una scelta, questa del Festival che, davanti a un quadro così

pessimista vuole implicitamente aprire alla speranza: ''Caos è

il vuoto senza differenze. Etimologicamente, non significa né

disordine né confusione: è una condizione di apertura che, in

qualche modo, fa sì che tutto sia possibile'', spiega infatti

Massimo Cacciari, membro del comitato scientifico, che aggiunge:

''Molte certezze del passato si sono disgregate, sono franate,

è come se fossimo davanti a un ponte crollato e occorra fare un

salto, andare a vedere cosa ci attende sull'altra sponda, dove

cercar di cogliere indicazioni su cosa fare per quello che

verrà''. La sua lezione magistrale partirà quindi da quella

visione che è centrale nella cultura greca arcaica in cui il

chaos è visto come creatività e metamorfosi, occasione per

affrontare la complessità di un mondo che pare in via di

dissoluzione.

In somma non è il nulla il vuoto del caos, termine cui, in

genere, si attribuisce un significato negativo, ma, sottolinea

Barbara Carnevali anche lei del comitato scientifico del

Festival, ''è una parola ambigua, ambivalente: può indicare una

situazione di crisi, ma anche le potenzialità di

rigenerazione''. Bisogna saper analizzare le cose e capire, come

farà lei nella sua lezione, quanto si perde nel momento in cui

le relazioni politiche, economiche, personali, sociali,

nazionali e internazionali finiscono per fondarsi esclusivamente

su rapporti di potere e forza.

Questo solo per far capire i punti di partenza e fili

conduttori di questa, precisa Daniele Francesconi, direttore del

Festival, che ci tiene citare la Lectio Michelina Borsarie per

ricordare colei che ne fu animatrice sin dall'inizio e

recentemente scomparsa. Le lezioni vedranno il ritorno di

storici e amatissimi protagonisti, da Umberto Galimberti a

Michela Marzano, Adriana Cavarero a Ivano Dionigi, Roberto

Esposito, Maurizio Ferraris, Simona Forti, Carlo Galli, Stefano

Massini, Salvatore Natoli, il cardinale Gianfranco Ravasi,

Massimo Recalcati, cui si aggiungono oramai voci nuove, che

quest'anno saranno 18, da Serenella Iovino a David Armitage, da

Luke Kemp a Carlo Ossola. Ma il festival ha una visione

multidisciplinare e così, accanto a interventi di scrittori come

Domenico Starnone, Paolo Di Paolo o Andrea Pennacchi, ci saranno

gli scienziati per analizzare le logiche del caos, mentre altri

docenti affronteranno le questioni politiche e geopolitiche, il

disordine e la crisi globale: si parlerà poi dei rischi di come

le persone si adattano al disordine e si allargherà lo sguardo

alle cosmogonie, parlando anche delle grandi apocalissi e

rigenerazioni culturali, come quella di Babele, figura di caos

per eccellenza. A tutto questo si aggiungeranno le lezioni sui

grandi classici legati al tema, la base da cui sempre bisogna

partire.

Gli appuntamenti tutti gratuiti saranno oltre 150 in tre

giorni nelle tre sedi e comprenderanno anche, come sempre, un

ricco programma creativo, con quasi 40 mostre e installazioni,

diversi appuntamenti divulgativi che, per dare solo pochissime

indicazioni, andranno da un ricordo di Margherita Hack a un

reading di Mario Tozi sulle responsabilità umane del cambiamento

climatico, per arrivare al calcio e lo sport quando rispecchia

le conseguenze di una geopolitica estrema. Tra i protagonisti

Pinocchio, in due mostre al Civico e al Museo delle figurine di

Modena, mentre a Carpi, a Palazzo Pio, sarà protagonista la

civiltà antica egizia con i suoi enigmi.

Infine, visto che tutte e tre le città sono coinvolte, entra

i n gioco pure la tradizione culinaria della regione, rivisitate

attraverso quei menù filosofici che furono ideati da Tullio

Gregory, o cui avvicinarsi con le Razion sufficienti servite al

mercato a prezzi popolari, per andare incontro alle migliaia di

persone che arrivano, di cui una gran parte di giovani, di

studenti, che si vedono poi in piazza chini su quaderni a

prendere appunti alle lezioni magistrali, speso impegnative.

Il festival, che si avvale nell'insieme di circa 200 partner

culturali, nasce dall'impegno congiunto dei soci del Consorzio,

i tre Comuni, la Fondazione Collegio San Carlo, la Fondazione di

Modena e quella della Cassa di risparmio di Carpi.

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