Ripercorrendo la vita Nedo Fiano,
"l'idea è anche di far capire che c'è una legacy valoriale che
passa non solo attraverso il trauma, ma anche attraverso, la
sua esperienza, i suoi valori, che sono quelli della democrazia,
della pace, della non-violenza, e in un mondo così divisivo
oggi, con tutti questi conflitti, mettiamoci pure sicuramente
Gaza, 7 ottobre, l'Ucraina e la Russia, mi sembra che sia un
messaggio molto molto attuale". Lo dice Ruggero Gabbai, parlando
alla Festa del cinema di Roma di Nedo - Un italiano, il
documentario che ha dedicato al fiorentino Nedo Fiano (1995 -
2020) sopravvissuto ad Auschwitz poiché arruolato nel Kanada
Kommando, composto da prigionieri costretti a smistare gli
effetti personali dei deportati all'arrivo sulla rampa del
campo, diventato poi uno dei testimoni simbolo dell'Olocausto.
Gabbai, che ha firmato negli ultimi anni anche i ritratti di
altri sopravvissuti alla Shoah, come Schlomo Venezia e Liliana
Segre, aveva incontrato Fiano oltre 30 anni fa, per quello che è
il suo documentario più celebre sull'Olocausto, Memoria (1997).
"Quello era un lavoro collettivo, c'erano tutti i testimoni, e
noi siamo sempre seduti su questo tesoro che sono 500 ore di
materiale d'archivio che abbiamo registrato tra il 94 e il 96 -
spiega il regista -. Da qualche tempo a questa parte Rai Cinema
(qui coproduttrice con Forma International) ci chiede di fare
invece dei film monotematici, e li abbiamo realizzati su Schlomo
Venezia, Sami Modiano, Liliana Segre. Ci sembrava assolutamente
giusto farlo anche su Nedo, che ha sempre avuto una portata
comunicativa molto forte. Avevamo anche più di 15 ore di
materiale solo su di lui e come abbiamo fatto con gli altri,
cerchiamo di renderlo contemporaneo". Nel documentario infatti
oltre alle immagini e le interviste d'archivio, ci sono i
ricordi e le riflessioni dei figli Enzo, Andrea, Emanuele e dei
nipoti Uria, Dafna, Talia, Nannerel e Davide. Il film arriva in
un momento nel quale anche figure come Liliana Segre finiscono
sotto attacco sui social come conseguenza dell'azione di Israele
a Gaza: "Viviamo in un mondo dove il presente sembra che sia
l'unica cosa - osserva Gabbai - sicuramente c'è una
mediatizzazione sui social e anche in televisione che rende la
notizia uno spettacolo". Così tutto "diventa divisivo. Se anche
persone che hanno portato un messaggio di pace, di non-violenza
vengono attaccate, c'è un pericolo, soprattutto per le nuove
generazioni, che vale tutto e il contrario di tutto, la
relativizzazione della storia - conclude - ed è la cosa peggiore
che possa accadere".
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