"Per la terza volta sono stato

oggetto di pesanti attacchi mediatici da parte del dr. De Luca

in commissione antimafia. Dopo essere stato indagato ed

intercettato per due anni per la presunta ipotesi di aver

favorito la mafia e il mondo imprenditoriale e politico a essa

collegato, il dr. De Luca non si è civilmente scusato per il

totale insuccesso di quest'ipotesi investigativa (che, infatti,

è stata archiviata dal Gip per insussistenza del fatto), che

chiunque mi abbia conosciuto come magistrato (a cominciare dagli

avvocati difensori dei mafiosi che avrei favorito) ha sempre

ritenuto surreale. Né ha riferito che, sempre secondo il Gip (e,

fortunatamente, non solo secondo lui), ho sempre tenuto nei

confronti del dr. Borsellino un comportamento 'affettivamente ed

effettivamente' leale". Lo dice l'ex magistrato Gioacchino

Natoli dopo l'audizione del procuratore di Caltanissetta

Salvatore De Luca in commissione Antimafia.

"De Luca ha invece chiuso la sua audizione (per la prima

volta su un'indagine archiviata, per la quale finalmente non

vigeva il divieto di rivelazione di segreti di ufficio),

ribadendo il suo giudizio circa la mia sottovalutazione di un

procedimento che, dopo 35 anni, ritiene ricollegato al

famigerato rapporto mafia-appalti derivante dal dossier dei Ros,

del quale non ho mai chiesto l'archiviazione perché mai me ne

sono occupato", spiega.

"In Commissione antimafia, il procuratore, anziché riferire

del vuoto probatorio nel quale è sprofondata la propria

indagine, si è concentrato invece sul tenore di una mia

conversazione col sen. Scarpinato, nel corso della quale venivo

invitato a 'seppellire' la presidente Colosimo 'sotto una

montagna di documenti', cioè di atti già esistenti e da far

conoscere a beneficio di tutti", prosegue.

"Ho sempre creduto, infatti, che chi fa indagini debba avere

piena conoscenza di tutte le carte e non procedere per tesi

precostituite. Ma così non è per tutti. Se, ad esempio, De Luca

avesse compiuto questa fatica, avrebbe evitato di dire

(nell'audizione del 9 dicembre 2025) che la prova della sfiducia

del dr. Borsellino nei miei confronti stava nel fatto che sabato

18 luglio 1992 non fui tra i colleghi ai quali, a Palermo, egli

riferì quanto appreso dal pentito Mutolo il giorno prima",

continua.

"Leggendo le carte, avrebbe scoperto che quel 18 luglio 1992

ero a Roma alla Dia, insieme al collega Lo Forte, a interrogare

Mutolo! Di tante altre anomalie dell'indagine condotta ai miei

danni il dr. De Luca eventualmente risponderà nelle competenti

sedi", conclude.

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