Sono complessivamente 64.436 le

persone detenute nelle carceri italiane, a fronte di una

disponibilità di 46.318 posti. La situazione di sovraffollamento

è in peggioramento rispetto agli anni scorsi. I dati sono

contenuti nel XXII rapporto di Antigone sulle condizioni di

detenzione in Italia, intitolato 'Tutto chiuso' e presentato

oggi a Bari nella sede dell'associazione La giusta causa. Il

documento rileva anche un progressivo arretramento delle misure

alternative alla detenzione: le prese in carico dell'Ufficio

esecuzione penale esterna per l'affidamento in prova ai servizi

sociali (la misura alternativa più diffusa) sono scese a 24.627,

in calo rispetto alle 26.151 dell'anno scorso, con un andamento

analogo per la detenzione domiciliare.

Sul fronte legislativo il governo ha introdotto oltre 55

nuovi reati, più di 60 nuove aggravanti e oltre 65 inasprimenti

sanzionatori. Quanto alla condizione di detenzione, il rapporto

evidenzia che il 60,26% della popolazione detenuta vive in

regime chiuso (massima sicurezza ordinaria, alta sicurezza e

41-bis), mentre i provvedimenti di isolamento disciplinare sono

aumentati del 171% rispetto al 2019. Cresce, parallelamente, la

sofferenza psico-fisica delle persone recluse, che nel 46,5% dei

casi ricorrono all'uso di sedativi o ipnotici. Il rapporto

analizza anche la condizione degli istituti di pena: in 66

strutture su 102 visitate esistono reparti inagibili che

sottraggono spazio vitale, e in 23 istituti penitenziari il wc e

la cucina si trovano nello stesso ambiente.

Il sovraffollamento aggrava la mancanza di acqua calda,

riscontrata in 47 carceri, e l'assenza di docce in cella in 53

istituti. Secondo il rapporto infine, tra il 2018 e il 2024, la

magistratura di sorveglianza ha accolto oltre 30mila ricorsi per

trattamenti inumani e degradanti, legati principalmente

all'indisponibilità dello spazio minimo di tre metri quadrati a

persona.

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