Uno spettacolo contro il bullismo,

che esplora le paura e i disagi dell'adolescenza. Dopo alcune

anteprime nelle scuole, "T'aspetto fuori", scritto da Paolo

Vanacore e diretto da Antonio Grosso con protagonista Beatrice

Luzzi, debutta il 22 ottobre al Teatro Vittoria di Roma.

Lo spettacolo racconta il cyberbullismo nella sua forma più

contemporanea strappandolo agli stereotipi del passato: non più

la storia del ragazzo emarginato, ma il dramma di un adolescente

apparentemente sereno, con una madre amorevole, una passione per

la musica e un cuore aperto all'innamoramento. Filippo è un

diciasettenne come tanti: va bene a scuola, è riservato, vive

una vita ordinaria. La madre, Daniela, garantisce al figlio una

serenità che crede reale. Ma è nel silenzio di Filippo e fuori

dalle mura domestiche che il ragazzo nasconde un mondo parallelo

di sofferenza. Sarà Paolo, un professore di filosofia

disincantato ma ancora capace di osservare, a percepire per

primo il disagio che il ragazzo vive all'interno della classe e

nel rapporto con i compagni. Lo spettacolo esplora il vuoto tra

le stanze reali e quelle virtuali, dove i pericoli si

moltiplicano grazie al coefficiente dei click.

Il regista Antonio Grosso costruisce una precisa geografia

emotiva che fonde lo spazio scenico in unico polo di narrazione

a sottolineare due ambienti distinti ma costantemente

interconnessi: la casa, il luogo in cui la madre si impegna a

costruire una solida realtà per suo figlio basata sull'amore e

sulla cura materiale, e la scuola, che rappresenta il mondo

della percezione sociale e della responsabilità collettiva.

L'appassionata performance di Beatrice Luzzi (Daniela), la

credibilità di Fabrizio Apolloni (Paolo) e la genuinità di

Davide Rossetti (Filippo) danno corpo a un dramma intenso e

sofferto. Le musiche originali di Alessandro Panatteri

scandiscono il viaggio emotivo dei personaggi, dal tenero

complicarsi della vita familiare all'incubo digitale.

"Il #cyberbullismo, caratterizzato dalla persistenza nel

tempo, dalla pubblica umiliazione e dall'impossibilità di

"sottrarsi" allo schermo, amplifica i danni psicologici,

portando spesso a conseguenze devastanti sulla salute mentale

delle vittime - spiega Beatrice Luzzi -. "T'aspetto fuori"

indaga proprio su questo: l'invisibilità del dolore nel mondo

iper-visibile del web. Abbiamo creato una generazione di

"codardi digitali", capaci di ferire perché al riparo di un

monitor, oppure siamo noi adulti a non possedere più gli

strumenti per decifrare un dolore che si consuma in silenzio,

dietro uno schermo? Noi artisti intanto facciamo del nostro

meglio: sensibilizziamo la coscienza collettiva su quanto le

parole possano trasformarsi in proiettili".

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