(dell'inviata Francesca Pierleoni)
Prima dell'inizio della 83/a
Mostra del Cinema di Venezia il film più discusso fra quelli
selezionati in concorso è stato Dau del regista russo dissidente
Ilya Khrzhanovsky. Il governo ucraino ne ha contestato la
presenza al Lido, definendolo uno strumento di propaganda per
Mosca: accuse respinte dal direttore della Mostra Alberto
Barbera, e dal cineasta. Non è quindi una sorpresa che in
conferenza stampa, nel giorno di debutto del film, si parli
subito dei temi caldi: "La mia posizione sulla guerra è sempre
stata molto chiara, da ancor prima dell'invasione del 2022",
sottolinea il regista, che ha più volte spiegato di aver
rinunciato alla cittadinanza russa per protestare contro la
politica della Federazione Russa e questo conflitto.
L'Ucraina "si trova in un momento di terribile e sanguinosa
guerra, che dura da più di quattro anni. Penso che sopravvivrà,
rimarrà forte, preserverà la sua indipendenza e avrà un futuro
migliore - aggiunge Khrzhanovsky -. Ma al momento la tensione è
talmente alta che l'unica cosa che posso augurarle è la pace e
che il governo ucraino abbia il successo più ampio possibile.
Che salvi il Paese e vinca questa guerra".
Portare Dau a Venezia per il cineasta, classe 1975,
rappresenta la chiusura di un ciclo multidisciplinare in più
parti che va oltre il cinema, creato con oltre vent'anni di
lavoro. "Abbiamo terminato le riprese principali nel 2011, 15
anni fa. Dopodiché mi sono concentrato principalmente sul
progetto artistico Dau con installazioni, libri, e molti altri
aspetti". Poi è stata fatta una parte di riprese più recenti:
"Ho cercato di non modificare il film iniziale, che era già
strutturato in un questo modo, ma la mia percezione è cambiata".
Nato come biografia del fisico premio Nobel Lev Landau
(interpretato dal direttore d'orchestra e attore greco russo
Teodor Currentzis) che ha contribuito alla creazione della prima
bomba atomica sovietica, il film, che ha fra gli interpreti
anche Radmila Shchogolieva, Anatoly Vasiliev, Maria Nafpliotou,
oltre a raccontare il percorso, fra pubblico e privato, del
brillante e inquieto fisico, dal 1928 al 1968 in Unione
Sovietica attraverso quattro decenni di sconvolgimenti, è anche
un affresco di ampio respiro su un sistema totalitario che
manteneva il potere con la paura, il controllo ossessivo, l'uso
di spie, i processi farsa, le condanne ingiuste e alimentando
sospetti su tutto e tutti. "Da quando ho iniziato il film ad
adesso, ho visto accadere molte cose terribili nel Paese in cui
sono nato. Tutto è iniziato con la guerra in Ucraina, le cui
violenze continuano e sono sempre peggiori. Questo è più
importante di qualunque lettera o polemica (contro il film)",
dice.
Khrzhanovsky torna a spiegare anche la presenza di un
oligarca russo, Sergey Adoniev, tra i finanziatori di Dau: "Ha
partecipato al nostro progetto dal 2008 al 2019. Il suo generoso
sostegno è stato prezioso e fondamentale per la componente
artistica dell'iniziativa. All'epoca, tuttavia, non figurava in
alcun elenco di soggetti sottoposti a sanzioni o provvedimenti
simili. Erano tempi completamente diversi. Negli ultimi sette
anni il progetto ha assunto una natura del tutto nuova, segnando
un cambiamento radicale".
A chi chiede al regista di commentare anche la scelta del
protagonista di Dau, Teodor Currentzis, di esprimere una
posizione neutrale sulla guerra, il regista spiega di preferire
rivolgere, nella vita, le critiche "a me stesso, per le mie
scelte, cercando poi di agire e comportarmi come ritengo giusto.
Non mi sento di criticare Teodor Currentzis per non aver fatto
una scelta, al contrario di me, che l'ho fatta - osserva -. Ma
credo che ognuno risponda per le proprie decisioni, per la
propria vita, per il proprio destino. E come si vede nel film,
anche il protagonista fa delle scelte diverse. E ne paga le
conseguenze, come accade a tutti noi".
Infine, una curiosità: nel film appare in un cameo anche
l'italiano Carlo Rovelli, nel ruolo di un fisico comunista di
quel periodo: "Rovelli è uno scienziato unico - sottolinea il
cineasta, che ha coinvolto nel progetto anche il grande regista
teatrale italiano Romeo Castellucci -. Non solo perché è al
fianco di questa moderna e creativa teoria della gravità
quantistica, ma anche perché trova il modo, le parole, per
descrivere e spiegare la scienza a un vasto pubblico".
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