(di Francesco Gallo)

Che il capitalismo abbia un 'cuore

selvaggio' non è certo una cosa nuova e così dopo 'Bunker', con

il multimiliardario che pensa di farsi appunto un bunker per

sopravvivere a un disastro nucleare, alla Mostra di Venezia

arriva in concorso 'Un Bon Petit Soldat' di Stéphane Brizé con

una brava Alba Rohrwacher nel ruolo della nuova responsabile

delle risorse umane di una grande assicurazione diretta da

Vincent Lindon (monumentale in ogni sequenza) che pretende

obiettivi performanti sempre più duri dai suoi dipendenti.

Appena assunta ha ancora un briciolo di cuore, ma i numeri

non perdonano e, quando scopre un caso di management tossico in

uno dei reparti di cui è responsabile, dovrà adattarsi alle

leggi non scritte del mercato in cui etica e profitto non vanno

mai d'accordo, anzi neppure si conoscono. Insomma è pronta a

diventare il piccolo soldato del titolo.

Brizé torna a indagare con lucidità il mondo del lavoro e le

sue dinamiche di potere, scegliendo per la seconda volta come

sua protagonista Alba Rohrwacher, dopo averla diretta in 'Le

occasioni dell'amore'. "Riuscire ad incarnare questo personaggio

ha richiesto molto tempo ed energia - sottolinea l'attrice - e

ho dovuto fare un grande lavoro su di me. Comunque rispetto a

questo perverso sistema capitalistico secondo me noi artisti

siamo certamente fortunati, perché abbiamo comunque vie di fuga.

Ora tutti i sistemi sono perversi, sono violenti, i meccanismi

del potere mi spaventano, ma credo che l'arte sia capace di

resistere e trovare alternative intelligenti e sorprendenti.

Questo film, ad esempio, prova a trovare un'altra via, un nuovo

modo di agire".

"Il sistema capitalistico - rileva Brizé - con la sua

brutalità è stato creato dagli uomini e le donne sono solo

tollerate e accettate quando applicano le regole del sistema

dominante. Ma la cosa che mi interessa è il modo in cui un

sistema obblighi ad accettarlo e servirlo. Questo sistema fa sì

che uomini e donne rivelino la parte peggiore della propria

umanità, e credo che in quel momento siano entità umane che si

spengono".

Quali affinità legano Rohrwacher e Brizé? "È difficile

descrivere i legami, perché seguono vie misteriose - risponde

l'attrice -, ma sicuramente la nostra ricerca personale si

muoveva sugli stessi binari e cercava negli stessi luoghi,

quindi è stato molto emozionante tornare a lavorare insieme.

Quando Stéphane mi ha richiamato per questo film, conoscevo già

il suo metodo, sapevo che sarebbe stato un lavoro totalizzante,

perché con lui il lavoro è sempre totalizzante".

Dice infine il regista: "L'incontro con un'attrice o un

attore è qualcosa di molto misterioso. Quindi è molto difficile

da descrivere con le parole. Questo vale anche quando penso al

mio rapporto con Vincent Lindon. Quando ho conosciuto Alba

eravamo in un bar e c'è stato subito feeling, un meccanismo

molto difficile da spiegare". E Brizé conclude con ironia: "Ad

essere onesti credo sia la risposta di Alba che la mia siano

state davvero poco interessanti, ma penso comunque che in

entrambe ci fosse la risposta alla domanda".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA