(di Francesco Gallo)

È una sorta di Ulisse involontario il

protagonista di 'Nina Roza' di Geneviève Dulude-de Celles,

regista e produttrice già vincitrice dell'Orso di Cristallo al

Festival di Berlino con 'Une colonie' nel 2019 e oggi alla

Festa di Roma con questo film in cui c'è anche un pezzo

d'Italia: ovvero una coproduzione minoritaria (Umi Films)

insieme a Canada, Bulgaria e Belgio e la partecipazione nel cast

dell'attrice e regista italiana Chiara Caselli.

In 'Nina Roza', opera discreta, senza clamori e che vive di

nostalgiche sfumature, tutto parte dal video virale di

un'artista bulgara di otto anni che su Internet impazza con

migliaia di visualizzazioni. Si tratta di una ragazzina prodigio

nella pittura che attira subito l'attenzione di un collezionista

che vuole saperne di più. Così Mihail (Galin Stoev), immigrato

bulgaro in Canada, verrà inviato nel suo Paese per valutare il

reale valore della produzione di questa bambina e capire se è

davvero un genio o solo un fake digitale. Tornerà così per la

prima volta dopo trent'anni nel suo amato paese d'origine,

ritrovandosi, per tutta una serie di circostanze, a dover

affrontare i molti fantasmi del suo passato compresa ovviamente

la nostalgia.

Chiara Caselli nel film è Giulia, una gallerista italiana che

viene coinvolta da Mihail nel valutare i quadri della

giovanissima artista. "Sì, in realtà la cosa che mi interessava

era proprio avere due storie, non parlare solamente di

immigrazione o di arte - dice oggi a Roma la regista con questo

film scelto dal Canada per la corsa alla candidatura agli Oscar

- e poi credo che il tema alla base di queste due trame alla

fine sia proprio l'identità. La domanda insomma è: 'Le opere di

questa bambina sono realmente sue e cosa vuole dire attraverso

questi quadri?' E ancora: ìCosa dà il valore alle sue opere? Il

suo materiale o la storia e il contesto che c'è dietro?'".

Sottolinea invece Chiara Caselli: "Giulia è una bravissima

gallerista, oltretutto anche molto coraggiosa, perché lascia

l'Italia per iniziare una nuova avventura a Sofia. Una donna

coraggiosa anche perché capace di riconoscere il talento e fare

una cosa che è il sogno di tutti gli artisti: trovare qualcuno,

un gallerista, un curatore, un critico che creda nel tuo talento

e voglia soltanto farlo fiorire, cioè accompagnarti nel percorso

di crescita. La cosa però si incastra con la storia personale di

Mihail che ha lasciato la Bulgaria a vent'anni insieme a una

bambina della stessa età di Nina Roza, la pittrice. Lui ora

sente più che mai la responsabilità di averla sradicata, di

averla portata via da un mondo a cui era legata da secoli".

Quanto al suo personale rapporto con il mondo dell'arte,

"molti non lo sanno - sottolinea Caselli - ma io sono anche

fotografa oltre che attrice e mi piacerebbe tanto trovare una

gallerista come Giulia che investa su di me. Ma esisterà mai una

come lei?".

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